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27
Set

Anche il vino,la storia, e l’arte portano l’agricoltura in città

Sabato 24 settembre, all’interno dell’importante evento internazionale Terra Madre Salone del Gusto di Torino, si è tenuta una conferenza sul ruolo dell’agricoltura all’interno delle città. Presenti anche Roberta Bellesini e Laura Botto Chiarlo, intervenute per sottolineare l’importanza del vino e dell’arte in questo percorso virtuoso aperto verso un futuro più sostenibile. L’appuntamento era il più importante evento internazionale dedicato alla cultura del cibo: Terra Madre Salone del Gusto, Un evento che per cinque giorni ha trasformato Torino nella capitale dell’enogastronomia mondiale, dove andare a scoprire la ricchezza dei cibi e dei prodotti del nostro pianeta, interrogandosi nel contempo su tutti gli aspetti di salute, economia e sostenibilità ad esso legati. Non a caso il tema di quest’anno è stato: “Voler bene alla terra”.

L’AGRICOLTURA ,orti collettivi,viale della frutta…IN CITTÀ

Tantissimi gli appuntamenti, i dibattiti, gli incontri e le degustazioni proposte. Tra queste, particolare rilievo ha avuto la conferenza “Agricoltura” tenutasi sabato 24 presso il Food Innovation Village di via Carlo Alberto, 10.
Un incontro incentrato sulla valorizzazione dell’agricoltura di qualità e le diverse esperienze che la stanno sempre di più “portando anche in città”. Al dibattito, moderato dalla giornalista Antonella Mariotti, de La Stampa di Torino, ,hanno partecipato: Stefania Giannuzzi e Guido Montanari, entrambi neo assessori della Giunta Appendino per la città di Torino, la prima all’Ambiente, il secondo, che ricopre anche la carica di vicesindaco, all’Urbanisitca,Carlo Petrini,fondatore di Slow Food.

Presenti anche gli Architetti Ferruccio Capitani, Alessandra Aires, e Marco Minari dell’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio (AIAPP); Antonio Barletta, ideatore del progetto urBEES che mira a coinvolgere i cittadini nell’allevamento delle api in città; Enrico Bonanate, direttore del Centro sperimentale d'arte contemporanea concepito dall'artista Piero Gilardi “Il Parco Arte Vivente”; Giuseppe Cassetta, dell'associazione Alta Parella Pellerina; Vittorio Bianco, Presidente dell’Associazione Ciclobus e responsabile del progetto Orti Aperti; Davide Almondo, coordinatore del progetto Orti Urbani a Vanaria (Korto.it); Laura Botto Chiarlo, responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione dell’Azienda Michele Chiarlo; Roberta Bellesini, dell’Associazione culturale Cre[AT]ive di Asti.

Il dibattito è stato molto interessante, con ampio spazio per approfondire le iniziative che, in questi ultimi anni, hanno segnato un passo importante nel portare l’agricoltura a nuova consapevolezza, coinvolgendo il sapere della tradizione anche all’interno di quei confini cittadini che per tanto tempo sono sembrati crescere secondo logiche diverse, inseguendo nuove regole e nuovi paradigmi. Oggi, invece, ci si rende sempre più conto che la sfida del futuro è quella della collaborazione, del riscoprire la bellezza di portare in città un pezzettino di terra da coltivare; un’arnia in cui far crescere e osservare le api; una bottiglia da bere in compagnia ma conoscendo tutta la storia e il lavoro sul territorio che quella bottiglia porta con sé.

ASTI:Agricoltura d’Eccellenza..protagonista di un percorso di arricchimento reciproco.

Sul tema del vino che “entra in città”, si sono soffermati, in particolar modo, gli interventi di Roberta Bellesini e Laura Botto Chiarlo. La prima ha ripercorso il lavoro che ha portato l’associazione Cre[AT]ive di Asti alla creazione delle “Bottiglie d’Artista”, un progetto che ha coinvolto 12 tra scrittori, poeti e pittori che hanno personalizzato secondo la propria creatività 12 maxi bottiglie alte 2 metri e mezzo, messe in esposizione e, poi, vendute devolvendo l’incasso per contribuire ad opere culturali per la comunità.
Tra i primi produttori coinvolti nelle “bottiglie d’artista” c’è stata anche la Michele Chiarlo, che non perse l’occasione per dimostrare una volta di più la sua grande attenzione verso tutti i progetti riguardanti il connubio tra arte e vino.

Anche in occasione della conferenza tenutasi per Terra Madre Salone del Gusto, Laura Botto Chiarlo ha sottolineato questa filosofia, ripercorrendo brevemente la storia, attraverso la presentazione del volume “Michele Racconta”, che ha portato Michele Chiarlo a fondare l’azienda con sede a Calamandrana e, nel corso degli anni, a guidarla verso l’eccellenza e verso l’innovazione, coniugando agricoltura di qualità, comunicazione e innovazione per far sì che le colline piemontesi si aprissero sempre di più al mondo. “Un’avventura bellissima, passata attraverso un secolo di storia e tradizioni dell’Italia e del Piemonte. È stata questa la parabola della Michele Chiarlo, cominciata con l’infanzia contadina di papà Piero agli inizi del Novecento; la prima cascina semi abbandonata comprata per 240.000 lire; le prime esperienza da garzone, in vigna, vissute da un Michele Chiarlo di appena 11 anni; gli studi; il progresso; le perplessità delle vecchie generazioni nel vedere i figli potare interi grappoli nei primi diradamenti; i viaggi all’estero per portare il vino piemontese sulle tavole in cui ancora non lo si conosceva; fino all’idea innovativa e rivoluzionaria di celebrare, sulle colline in cui nasce la sua migliore Barbera, l’arte e il vino, in un originale connubio che fa di due aspetti apparentemente distanti, un’unica realtà”… introduce la presentazione Laura Botto Chiarlo

Un percorso entusiasmante, vissuto con la consapevolezza di essere, oggi, davanti all’inizio di una nuova tappa rivolta al futuro, aperta alle nuove tecnologie e alle nuove esigenze della società moderna, ma sempre con le radici ben salde nella tradizione di quel territorio che di tutto il percorso vissuto finora è sempre stato la base e il denominatore comune.